Finché memoria non ci separi
Nel dicembre 2017 mio padre è caduto e ha battuto la testa per portare fuori la pattumiera, come le era stato richiesto da mia madre. Era buio, aveva piovuto e lui era semicieco, ma se non lo avesse fatto, sarebbe uscita mia madre, che camminava a fatica. Da allora ha incominciato progressivamente a morire, manifestando mano a mano i segni di una demenza, di cui non ci eravamo accorte ne io ne mia sorella. Pensavamo che quella malata fosse mia madre, che aveva disturbi comportamentali, deliri e confusione. Ho visto soffrire mio padre per la perdita della sua autonomia, poi della sua dignità, e poi più nulla, poi è precipitato nel vuoto della malattia. Non mangiava, non dormiva, ma se aveva bisogno urlava sempre il nome di mia madre. Qualche mese dopo la sua morte ho fotografato alcuni oggetti che gli appartenevano. Avevo bisogno di ricordare, di salutarlo.
Con mia madre ho lottato per cercare di dare un senso alla sua ultima stagione della vita. Alla morte di mio padre si stava lasciando andare, non aveva più ragione di vivere. Aveva avuto con mio padre un rapporto ossessivo, litigioso, geloso e non era certamente felice, ma senza di lui c’era il vuoto. Ringrazio le volontarie dell’Alzheimer caffè di Castelleone che mi hanno aiutato a tirarla fuori dalla depressione. Una volta alla settimana facevano giochi, esercizi di memoria con le fotografie, ballavano, cantavano con il karaoke, cucinavano, piccoli lavoretti di cucito, ginnastica dolce. Una volta alla settimana cercavo di darle una nuova ragione per vivere: essere in compagnia e non più sola in casa, essere apprezzata, coccolata. Con la frequentazione al Centro Diurno sono finalmente riuscita, non a guarirla, ma a permetterle di vivere serenamente nonostante la sua malattia. Poi è arrivato il Covid19 e ha chiuso tutto. In questi ultimi mesi la mancanza di stimoli, di socialità, di esercizi cognitivi e fisici, l’hanno fatta progredire verso la totale perdita di autonomia. E’ ancora serena, perché non le manca l’affetto, ma non ha più memoria della sua vita presente e passata, della sua famiglia, le sue sorelle, le nipoti, nemmeno di colui che piangeva “vita mia”.
Fotografie realizzate dal 2018 al 2020. Presentate come dittici orizzontali.

































